Il Patrimonio

L'A.S.P "Golgi - Redaelli" è da considerarsi a tutti gli effetti l'erede dei beni e del patrimonio culturale - fatto di opere d'arte e di documenti storici - dei Luoghi Pii Elemosinieri, ma anche di quella "cultura della solidarietà" che sin dal Medioevo caratterizza l'operosità dei cittadini milanesi.

La secolare attività delle Ipab milanesi a favore dei poveri, sostenuta dalla generosità di innumerevoli benefattori e benefattrici, ha sedimentato un patrimonio culturale e artistico di straordinario rilievo, conservato principalmente nella sede di Palazzo Archinto a Milano, nei tre Istituti geriatrici e sulle proprietà agricole.


Il patrimonio culturale:

  • 30.000 pergamene, oltre 2.000 registri e milioni di documenti cartacei, dal 1014 d.C. ai nostri giorni, contenuti in oltre 10.000 faldoni: messi uno accanto all'altro, coprirebbero una distanza di 1,5 Km
  • circa 10.000 tra disegni e fotografie
  • 200 dipinti, sculture e altre opere d'arte
  • una collezione storica di strumenti medico chirurgici e di laboratorio
  • diversi edifici storici nelle province di Milano e Pavia
  • una preziosa raccolta libraria (circa 7.000 titoli) specializzata particolarmente nelle tematiche assistenziali e di storia lombarda

Palazzo Archinto

Palazzo Archinto, edificato in forme barocche nel XVII secolo, fu antica dimora della nobile famiglia milanese degli Archinto, che vi abitò sin dal principio del XVIII secolo.

Fu poi acquistato dai Luoghi Pii Elemosinieri nel 1853.

Quasi interamente distrutto dai bombardamenti aerei nell'agosto del 1943, il palazzo è stato ricostruito su progetto di Luigi Dodi, negli anni 1960-1967, rispettando le forme originarie.

Visita la QUADRERIA

Tra le opere d'arte che si possono ammirare all'interno, merita un cenno Il Tempo che scopre la Verità, affresco staccato e riportato su tela.

Attribuito al pittore bolognese Vittorio Maria Bigari, è l'unica testimonianza superstite della splendida decorazione allegorica eseguita da Giovanni Battista Tiepolo e dai suoi collaboratori nel 1731, in occasione delle nozze del conte Filippo Archinto con Giulia Borromeo.

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